giovedì 8 marzo 2012

Il Comune di Roma rischia la Bancarotta

Prima o poi la verità doveva uscire. Per dire che Roma Capitale è una città sull'orlo della bancarotta il sindaco ha scelto la platea peggiore: la città Cannes, dove si è presentato col cappello in mano per chiedere investimenti sulla città al gotha degli immobiliaristi.
Poi, sulla strada del rientro ripensa al bilancio e sussurra al telefono: vendiamo tutto quello che è possibile. Neanche il tempo di finire dei parlare, che sui quotidiani del giorno dopo il tour, si scatenano le illazioni sui piani segreti. Vendere significa cedere gioielli, che per la città significano quei pezzi del patrimonio di ex municipalizzate sopravvissute alle prime alienazioni per fare e cassa e alla devastazione della politica.

Quindi sul mercato potrebbero arrivare il 21 per cento di Acea, multiutility ambientale dove già il socio di minoranza fa il bello e il cattivo tempo. Ma anche Farmacap, la risorsa che ha consentito ai romani di avere le medicine del servizio sanitario anche quando i “privati” dicono no per i troppi debiti della Regione. E poi la quota di Aeroporti di Roma, la Centrale del Latte che fino a pochi mesi fa il Comune voleva ricomprare da Parmalat, forte di un contenzioso decennale, per finire con Ama e Atac.
L'idea per salvare la città Capitale da una bancarotta annunciata per i debiti lasciati dalla precedente gestione, e poi ormai alle porte dopo due anni di crisi e di gestione insensata, sarebbe la solita: la superholding all'interno della quale inserire le quote della altre società per costruire un bilancio consolidato e quindi “annegare” soprattutto i debiti, ricorrendo alla cessione di quote della holding. In sintesi, riunire tutto e poi fare uno spezzatino finanziario.
E questo perché non servono i dossier che gli analisti finanziari hanno già elaborato e consegnato, per dire che almeno due aziende valgono come ciabatte vecchie. L'Ama è una scarpa ad un passo dalla discarica e si è salvata dal fallimento, ricondizionando un debito con Bnl Paribas che per i creditori è divenuto “pro solvendo”: hanno avuto i soldi ma a condizione che Ama onori il debito, altrimenti se li riprenderanno dai conti correnti delle società. E poi da un punto di vista industriale l'appeal di Ama è praticamente nullo, poiché gestisce il ciclo passivo dei rifiuti, quello cioè che non produce alcuna ricchezza. Con Ama il Comune ha solo costi.

E poi c'è l'Atac. Al problema nazionale delle riduzioni dei trasferimenti statali e regionali per il settore, si aggiungono conti in disordine e il medico Carlo Tosti alle prese con l'inizio di una cura lunga e dolorosa. Per ora ha salvato la spa dal portare i libri in tribunale, a giugno incasserà un po' di respiro dall'aumento del biglietto ma prima di diventare parzialmente o totalmente appetibile per un privato ci vorranno ancora un paio d'anni e diversi dipendenti lasciati a casa.
L'intera operazione holding, al di là delle anticipazioni ottimistiche che escono dal Campidoglio, non è altro che l'ultima spiaggia. Se non dovesse andare in porto sarebbe la bancarotta. E i primi segnali sono già arrivati: con 1 miliardo di euro che deve avere dalla Regione Lazio, il Campidoglio è dovuto ricorrere allo sblocco dei fondi del Governo per pagare gli stipendi dei comunali. Ed era una settimana fa circa. Se non si muove qualcosa, i dipendenti del Campidoglio a marzo invece di pagare l'aumento delle tasse regionali, non avranno proprio lo stipendio. In cassa non c'è una lira. Figuriamoci un euro. E a ora partirà la maratona per l'approvazion del bilancio. Ci vorrà una discreta fantasia per andare avanti.

http://affaritaliani.libero.it/roma/roma-verso-la-bancarotta-alemanno-cerca-di-vendere-gioielli-e-paccottiglia-08032012.html

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