domenica 22 gennaio 2012

Il film su Stefano Cucchi al Valle Occupato

«Ci vogliono far credere che Stefano sia morto per colpa di malattie pregresse e che una banale caduta dalle scale gli sia stata fatale. Ma dalle percosse impresse sul suo corpo è evidente che lo hanno ammazzato di botte. In Italia non c'è la pena di morte ma mio fratello l’ha avuta».
Ilaria Cucchi continua a combattere. Continua a chiedere giustizia e verità in nome di suo fratello, Stefano Cucchi. Il 31enne romano morto in circostanze ancora da accertare il 22 ottobre 2009, pochi giorni dopo il suo arresto per detenzione di sostanze stupefacenti. Ne è scaturito un processo, ancora in corso, che vede imputati 12 tra medici, infermieri e guardie carcerarie, tra cui Claudio Marchiandi, funzionario del Provveditorato alle carceri del Lazio, accusato di aver concorso alla falsa rappresentazione delle reali condizioni di Cucchi per consentirne il ricovero al Pertini, già condannato con il rito abbreviato a due anni di reclusione. Alla vigilia di un’udienza molto attesa dalla famiglia Cucchi, la deposizione dei periti di parte civile, viene proiettato - per la prima volta in pubblico dopo la presentazione al Festival del Film di Roma - il documentario “148 - Stefano mostri dell’inerzia”, video-inchiesta sul caso-Cucchi diretta da Maurizio Cartolano nata da un’idea del giornalista Giancarlo Castelli.
La proiezione è prevista lunedì 6 febbraio al Teatro Valle Occupato all’interno di un ciclo di film dedicati al cinema civile a cura da Mario Sesti al via da lunedì 23 gennaio. Il titolo del film si riferisce al numero del cartellino adagiato sul cadavere di Stefano, il decesso numero 148 relativo al 2009 avvenuto nelle carceri italiane (arriveranno ad essere in quell’anno 177, di cui 26 ancora “da accertare”). La canzone originale del film è di Fabrizio Moro, il cantautore di “Pensa”, il brano antimafia lanciato ad un festival di Sanremo di qualche anno fa.
Ilaria, al Festival di Roma aveva ammonito: “Sono molto preoccupata per come stanno andando le cose”, riferendosi al processo. Conferma quel presentimento?
«Purtroppo continuiamo ad essere soli con il nostro avvocato, Fabio Anselmo (lo stesso della famiglia Aldovrandi, ndr) a lottare contro chi vuole infangare la figura di Stefano, a chi pratica in aula un linciaggio inaudito alla vittima e a suoi familiari. Sono giornate molto dure, ma finalmente avremo la possibilità di dimostrare la verità con l’udienza del 27 gennaio in cui verranno presentate le relazioni tecniche da parte di medici, consulenti e persone di primo piano provenienti da tutta Italia per testimoniare, per raccontare la verità».
L’intento del documentario è quello di restituire dignità a suo fratello.
«Da quel maledetto giorno siamo costretti a difenderci in due processi, quello reale, in aula di tribunale, e quello mediatico, non meno importante e delicato. Vogliono far passare Stefano per quello che non era, un pazzo squilibrato, e stanno occultando verità e responsabilità. Questo film deve servire, così come il libro che ho scritto con Giovanni Bianconi, a restituire dignità ad un ragazzo di trent’anni nel pieno della sua vita. Un ragazzo che ha commesso uno sbaglio e che era disposto a pagare, condannato invece alla morte e ad un incredibile dissimulazione di prove e colpevolezze».http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=177947&sez=HOME_SPETTACOLO

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