martedì 3 gennaio 2012

I ‘Nasoni’ di Roma, le care fontanelle

Chiunque sia stato una volta a Roma ha potuto ammirare la quantità di fontane e fontanelle che sono sparse per la città. Se ne trovano di tutte le forme e dimensioni. Ornano vie, viali e piazze.
Senza dimenticare le più “umili fontanelle”, quelle che a Roma vengono chiamate “nasoni” per la loro caratteristica forma. Il rapporto di Roma con l’acqua viene da lontano.

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Dall’antica Roma, ricca di fontane e di terme. Molteplici erano gli acquedotti che arrivavano in città. La maggior parte prendevano il nome da chi li aveva costruiti o dal tipo di acqua. Si va dall’acquedotto di Appio Claudio, al Vergine, Marcio, Anio Novus, Tepula, Julia, Alessandrino. La maggior parte degli acquedotti confluivano nello “Spes Vetus”, nei pressi dell’attuale Porta Maggiore. Era un luogo più elevato rispetto al resto della città e da qui veniva convogliata l’acqua per le fontane e le terme. Solo le ville dei patrizi potevano allacciarsi direttamente agli acquedotti. Il resto serviva per le terme e le fontane pubbliche.
Questo faceva di Roma una città assolutamente unica per il sistema dell’approvvigionamento idrico ed anche per l’ottimo sistema fognario, in uso ancora oggi in alcuni casi. Questo uno dei motivi della grandezza del numero degli abitanti di Roma che, nel momento di massima grandezza forse superava il milione di abitanti. Così la tradizione delle fontane è stata mantenuta nel corso dei secoli, allo stesso tempo, si sono evolute. Da puro strumento per dissetarsi o lavare si sono abbellite e sono divenute ornamento della città.
Davanti ai palazzi dei signori, alle chiese, agli angoli delle strade sono arrivate fino a noi in tutto il loro splendore. Sono conosciute in tutto il mondo. A chiunque si domandi tutti conoscono “Fontana di Trevi" o la “Fontana dei Fiumi” o il “Fontanone del Gianicolo”, la “Fontana del Mosè”. Accanto a queste famosissime ne troviamo tante altre, forse meno monumentali, ma altrettanto belle come la “ Fontana della Dea Roma” al Campidoglio, delle”tartarughe”, delle”Api”, del”Tritone”,del Nettuno”,del Babbuino” del” Facchino” in via Lata, dei “Libri” in Via degli Staderai e tante altre: grandi e piccole, con grande quantità d’acqua o poca, visibilissime o seminascoste ma tutte hanno in comune la bellezza e l’amore di Roma per l’acqua.
Una curiosità che forse non tutti sanno è che accanto alla statua di Pasquino, detta monumento parlante perché i romani vi mettevano dei biglietti con “spiate” (denuncie pubbliche), lamentele, suppliche ed altro. Appunto accanto a questo vi erano anche le “Fontane Parlanti”: erano Il Facchino ed il Babbuino (detto alla romana). Potremmo continuare a parlare delle fontane e dell’acqua ma, riteniamo, di avervi fatto capire lo spirito nel corso dei secoli, anzi dei millenni, ha animato Roma ed i romani che amavano l’acqua per le terme e la bellezza e l’utilità della stessa e delle sue fontane. Questo faceva di Roma una città assolutamente unica per il sistema dell’approvvigionamento idrico ed anche per l’ottimo sistema fognario, in uso ancora oggi in alcuni casi. Questo uno dei motivi della grandezza del numero degli abitanti di Roma che, nel momento di massima grandezza forse superava il milione di abitanti.
Così la tradizione delle fontane è stata mantenuta nel corso dei secoli, allo stesso tempo, si sono evolute. Da puro strumento per dissetarsi o lavare si sono abbellite e sono divenute ornamento della città. Davanti ai palazzi dei signori, alle chiese, agli angoli delle strade sono arrivate fino a noi in tutto il loro splendore. Sono conosciute in tutto il mondo. A chiunque si domandi tutti conoscono “ Fontana di Trevi o la “Fontana dei Fiumi” o il “Fontanone del Gianicolo”, la “Fontana del Mosè”. Accanto a queste famosissime ne troviamo tante altre, forse meno monumentali, ma altrettanto belle come la “ Fontana della Dea Roma” al Campidoglio, delle”tartarughe”, delle”Api”, del”Tritone”,del Nettuno”,del Babbuino” del” Facchino” in via Lata, dei “Libri” in Via degli Staderai e tante altre: grandi e piccole, con grande quantità d’acqua o poca, visibilissime o seminascoste ma tutte hanno in comune la bellezza e l’amore di Roma per l’acqua.
Una curiosità che forse non tutti sanno è che accanto alla statua di Pasquino, detta monumento parlante perché i romani vi mettevano dei biglietti con “spiate”(denunce pubbliche),lamentele, suppliche ed altro. Appunto accanto a questo vi erano anche le “Fontane Parlanti”: erano Il Facchino ed il Babbuino (detto alla romana).
Potremmo continuare a parlare delle fontane e dell’acqua ma, riteniamo, di avervi fatto capire lo spirito che, nel corso dei secoli, anzi dei millenni, ha animato Roma ed i romani che amavano l’acqua per le terme, la bellezza e l’utilità della stessa e delle sue fontane. Una delle prime che meritano di essere ammirate è senza dubbio la fontana “dei Fiumi” a piazza Navona.
Oltre alla sua bellezza vi ricordiamo che è stata costruita dal Bernini in competizione con il Borromini, l’architetto della chiesa davanti alla fontana. Dopo tanto scorrere di acqua e vedere bellezze vi suggeriamo di recarvi al ristorante “il Fico”, vicino a piazza Navona, in Via di Monte Giordano,dove potete gustare dei piatti,di terra e di mare ma anche un’ottima pizza, sia della tradizione romana che internazionale ma sempre con prodotti freschi e genuini.

http://www.vitadidonna.org/viaggi/cosa-vedere/le-fontane-di-roma-7486.html

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