mercoledì 16 novembre 2011

In mostra a Palazzo Venezia Caravaggio, Carracci, Gentileschi

Da Caravaggio ai Carracci, da Guido Reni al Saraceni ai Gentilesci: il '600 romano nel suo pieno fulgore è di scena da domani al 5 gennaio a Palazzo Venezia. Esposte 140 opere provenienti da chiese, musei, collezioni private internazionali, come quella inglese che ha concesso in prestito un dipinto inedito attribuito a Caravaggio. Il Sant'Agostino, scoperto dalla storica dell'arte Silvia Danesi Squarzina, al centro di un vivace dibattito, è infatti allestito per la prima volta e sarà oggetto di una tavola rotonda in gennaio. Presentata alla stampa, 'Roma al tempo di Caravaggio 1600-1630' è stata ideata dalla soprintendente del Polo museale Rossella Vodret allo scopo di illustrare anche al largo pubblico la ricchezza delle scuole e dei movimenti nella città eterna dei primi decenni del XVII.

Non a caso, ha spiegato la Vodret, la mostra si doveva intitolare 'Non solo Caravaggio', perché le numerose iniziative espositive degli ultimi anni hanno puntato solo sulla genialità del Merisi e della sua pittura rivoluzionaria. Invece, all'epoca, ha proseguito, "Roma era la capitale d'Europa", attraeva gli artisti più rinomati dal resto d'Italia e dall'estero, anche perché la corte papale, dopo Riforma e Controriforma, era nuovamente impegnata a esprimere la grandezza della Chiesa attraverso opere imponenti. Una varietà straordinaria, non riconducibile solo alla presenza di Caravaggio, che il percorso espositivo restituisce al visitatore grazie all'allestimento di Pier Luigi Pizzi, il quale ha trasformato le sale di Palazzo Venezia nelle navate di una cattedrale, per ospitare, come su altari barocchi, le pale monumentali dei maestri romani.

La mostra si apre proprio con il confronto tra la Madonna di Loreto di Caravaggio (conosciuta anche come 'Madonna dei Pellegrini'), custodita nella chiesa di Sant'Agostino, e il medesimo soggetto (nella chiesa di Sant'Onofrio) di Annibale Carracci, il fulgido rappresentante del classicismo bolognese. Una sorta di provocazione, ha aggiunto Franco Miracco, tra l'impostazione rivoluzionaria del Merisi e un Annibale troppo vicino al suo ambito familiare, ancora lontano dalle sintesi immaginifiche della Galleria Farnese. Eppure le due pale, realizzate negli stessi anni e mai esposte insieme prima d'ora, spiegano tutto quello che verrà dopo: da una parte il classicismo e l'opera di Guido Reni, Domenichino, Lanfranco, che a Roma trovarono importanti commesse e dall'altra i caravaggeschi, le meraviglie dei Gentileschi, di Saraceni, Borgianni, Manfredi. Molti di questi artisti, ha sottolineato la Vodret, sono attualmente poco conosciuti, ma nel primo '600 erano contesi dalle potenti famiglie aristocratiche, nonche' dai pontefici che tornavano ad abbellire la città. Grande interesse, infine, per il Sant'Agostino, di recente attribuito a Caravaggio da Silvia Danesi Squarzina, che ha ritrovato in una collezione inglese il dipinto documentato dagli archivi Giustiniani. Un'opera che lascia ancora qualche ombra, in quanto presenta, ha detto Vodret, "parti spiazzanti, come lo sfondo con i libri". A gennaio saranno presentati i risultati delle indagini diagnostiche che potrebbero dare la parola definitiva sulla paternità dell'opera.
http://www.ansa.it/

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