mercoledì 6 aprile 2011

Leoni marini in aiuto ai bimbi autistici

Pet, in inglese, indica cani, gatti e in genere gli animali da compagnia. Parlare di pet therapy con cuccioloni da 400 chili, quindi, sembrerebbe un azzardo, ma non lo è. In questo caso le bestiole che aiutano i pazienti sono foche e leoni marini, protagonisti di un progetto pilota riservato ai bambini autistici. Affetti cioè dal disturbo che comporta gravi deficit nelle aree dell'interazione sociale e del comportamento, a cui è dedicata una giornata mondiale il 2 aprile.
L'idea nasce a Roma, figlia dei risultati sorprendenti che le attività con gli animali hanno sul benessere degli esseri umani. «La pet therapy con cani, conigli, caprette o pony si è rivelata efficace fino al 90% dei casi di cefalea e in persone con disturbi comportamentali», spiega Davide Moscato (puoi chiedergli un consulto), responsabile del centro cefalee dell'ospedale San Carlo, Istituto dermopatico dell'Immacolata di Roma. «Il contatto con il mondo animale, infatti, scatena emozioni e sensazioni positive, che entrano a far parte del vissuto del paziente».
Il salto dalla fattoria al parco acquatico è presto spiegato: lo stupore che si prova di fronte ad animali fuori dal comune e di grandi dimensioni può essere la chiave per aprire il mondo chiuso e inaccessibile dei piccoli autistici.
Il progetto, in collaborazione con il parco Zoomarine di Torvaianica, è partito quasi un anno fa e coinvolge otto bambini tra gli otto e i 14 anni. Divisi in due gruppi, fanno visita ogni settimana a 13 esemplari di leoni marini (californiano, sudafricano e sudamericano) e foche grigie. Con l'aiuto degli operatori, li osservano, danno loro da mangiare, li accarezzano e ci giocano. Proprio come se fossero cuccioli da accudire.

La nuova pet therapy dà ottimi risultati
Le reazioni? «Nessuna paura», spiega Moscato, «ma molta attenzione. E questo è il risultato più significativo: gli autistici hanno un livello di concentrazione molto basso e questi mammiferi riescono ad aumentarlo». La valutazione dei risultati viene fatta ogni tre mesi, con test e questionari somministrati ai piccoli pazienti e ai loro genitori.
Ma gli effetti si notano già a bordo vasca: bimbi sfuggenti sembrano entrare in contatto con chi li circonda.
«La pet therapy non guarisce l'autismo, naturalmente», avverte Moscato. Tuttavia questi grandi animali, goffi sulla terraferma e leggiadri in acqua, permettono ai bimbi autistici di stabilire relazioni che vanno oltre le parole.
Federica Maccotta - OK La salute prima di tutto

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