domenica 20 febbraio 2011

I Rom rioccuperanno il Casilino 900

"Ci siamo messi d'accordo: andremo a riaprire Casilino 900. Vogliamo tornare a vivere lì, perché qui è molto peggio. Il sindaco Alemanno ci aveva detto che la nostra sistemazione sarebbe stata provvisoria, ma aspettiamo da più di un anno". Halida Salkanovic, 32 anni, dà voce alla rabbia dei 300 bosniaci "appoggiati" nel villaggio attrezzato di via Candoni, alla Magliana, dopo lo sgombero del campo non autorizzato Casilino 900, vergogna d'Europa.

"Mille volte meglio il Casilino 900 - dice anche Damir Seferovic - Qui ci hanno dato roulotte rotte: ci piove dentro, ci sono chiazze di umidità e buchi dappertutto". I nuovi inquilini vivono ammucchiati gli uni agli altri, tra i cumuli di ferro e rame che vanno a raccogliere ogni giorno. Da un braciere si alzano le nuvole dei metalli dati alle fiamme, mentre tutt'intorno i ragazzini corrono e vanno in bicicletta, incuranti dei fumi tossici che respirano.
Non è solo una questione di sovraffollamento. A via Candoni, dove la popolazione è passata da 600 a 900 rom dopo lo sgombero del Casilino 900, c'è anche un problema di convivenza tra le etnie. I romeni, veterani della struttura, si lamentano degli ultimi arrivati, tutti bosniaci. Dicono che per colpa loro il campo, che prima era un villaggio modello, ora è diventato una discarica. "Io non sono razzista - dice Ion Bambalau, responsabile della parte romena - qui possono venire tutti, ma a patto che rispettino le regole, che tengano pulito il campo, che non portino prostituzione, macchine rubate, droga. Solo quando noi rom saremo puliti e andremo al lavoro con i documenti in regola, allora finirà questa discriminazione".

In via di Salone, oltre il raccordo anulare, tra la Tiburtina e l'autostrada Roma-L'Aquila, il campo attrezzato sta esplodendo. Dopo lo sgombero del Casilino 900, gli abitanti sono diventati 1200: 500 i nuovi arrivati, bosniaci e montenegrini. "Ci hanno dato roulotte già usate, in pessime condizioni, piene di buchi", protesta Sanella Hadiovic, che mostra il cartongesso rotto delle pareti, il bagno che perde, l'acqua che fuoriesce dai tombini della strada - Ci sono topi e scarafaggi dappertutto, le fogne non funzionano".

Nella roulotte di Samanta Adzovic è appena andata a fuoco una stanza perché ha fatto corto circuito una lampadina. "I miei figli potevano morire", dice. Nell'altro ambiente, ma sarebbe meglio chiamarlo "loculo", c'è un letto a castello: il piano superiore quasi sbatte contro la luce al neon. "Nessuno dorme di sopra - racconta Samanta - ho paura". "Qui siamo in mezzo al nulla - si lamenta Miriama Halilovic, 27 anni, due figli, bosniaca - Al Casilino 900 uscivo con i genitori dei compagni di scuola di mio figlio, mi sentivo integrata. Qui, anche per fare la spesa, devi fare tre-quattro chilometri a piedi". "Ma quale integrazione - dice Hakij Husovic, anche lui bosniaco - i miei figli vanno a raccogliere il ferro la mattina, tornano, si lavano e rimangono nel campo tutto il giorno. Al Casilino avevano amici nel quartiere. Potevano imparare qualcosa". Intanto, è stata sfiorata l'ennesima strage: il fuoco ha distrutto quattro baracche nel campo abusivo di via Severini a Tor Sapienza. Lievemente ferito un ragazzo. http://roma.repubblica.it/

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