sabato 27 novembre 2010

La Roma di Rugantino

Nel 1830 a Roma regna papa Pio VIII, in uno stato pontificio restaurato e più deciso che mai a
difendere i propri privilegi, ma dove la fede ormai è rito e superstizione.
In questa situazione il popolo a Roma ha poca voce. Giuseppe Gioachino Belli vuole edificare un monumento al popolo di Roma, escluso dalla storia, e lo fa coi suoi sonetti. Da giovane aveva molto amato il teatro e i sonetti sono scene teatrali, dove la lingua racconta un carattere e una città.
Si potrebbe dire che Rugantino sia la commedia che poteva scrivere il Belli, anche se i suoi sonetti saranno noti molti anni dopo, perché la realtà che Rugantino racconta è quella tragicomica del poeta.
Belli racconta il carattere del popolo romano avvezzo a mangiar poco e a fare una vita grama che si sfoga da secoli, secondo la sua natura, in epigrammi e battute.
Una città soffocata dal papato, che si regala delle belle statue di gusto neoclassico scolpite da Thorvaldsen, a cui è dedicata una piazza a Villa Borghese e il cui studio é ancora riconoscibile vicino a Piazza del Popolo.
Roma è oggi la più grande capitale europea, la Roma di Rugantino è una città di centocinquantamila abitanti, un grosso paese. E’ una città dove le rovine, non ancora restaurate, testimoniano un passato mitico, che rende anche più amara la realtà priva di speranze. SPQR: SoloPretiQuiRegnano.
E le feste, le fiaccolate, i grandi funerali perfino le esecuzioni sono l’unico motivo di distrazione da
una situazione disperata.
Pasquino, la statua dove si portano le proteste anonime contro i potenti, assomiglia a Rugantino: tira il sasso, ma annisconne la mano.
Il popolo può fare solo questo, brontolare , ma Rugantino non si limita a brontolare lui mozzica, almeno a parole, e sfoga nel riso anche una voglia di vita che certo le circostanze non favoriscono.
Siamo alla vigilia di un cambiamento dove, a prezzi molto alti per gli italiani, si ritroverà l’identità nazionale, e quello romano è un eroe sgangherato, che ritrova una dignità che informerà di sé tutte le speranze del  Risorgimento

Rugantino nasce come titolo di una rivista, nel 1848.
Nel primo numero il fondatore del giornale, Odoardo Zuccari, presenta il personaggio come un tipo cresciuto a botte perché c’ha sempre voglia de rugà, (ruganza viene da arroganza).
Anche altri personaggi romani hanno un carattere analogo, Meo Patacca, Gigi er bullo, Ghetanaccio perché la provocazione fa parte della tradizione del popolo romano che piuttosto che perdere una battuta preferisce prendere una mazzata.
“Lui me le ha date, ma io quante gliene ho dette!” E’ il ritratto di un popolo affamato e senza futuro che si sfoga almeno a parole .
Rugantino è vestito come un popolano della Roma papalina del 1830, il personaggio è già presente prima, nel teatro delle marionette a Villa Borghese.
Il giornale rivaluta un nome e un personaggio che fanno parte della tradizione della città, legato a Roma da un legame polemico, amoroso e ironico come si ritrova nella straordinaria canzone di Trovajoli “Roma nun fa la stupida…”.

http://www.ilsistina.com/

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